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10 Anni di guerra in Afghanistan

November 20, 2011 in

Testi di Enrico Piovesana, regia e montaggio Claudia Pozzoli, prodotto da Peacereporter per Emergency.

Dopo dieci anni di guerra e occupazione, costata almeno 67mila morti centinaia di migliaia di sfollati, la situazione del Paese è peggiorata sotto ogni punto di vista.

Secondo le stime ufficiali (Onu, Nato, Crocerossa, Human Rights Watch) dieci anni di guerra in Afghanistan hanno provocato finora la morte di almeno 67 mila esseri umani: 15mila civili afgani (almeno il doppio secondo stime indipendenti, di fatto è impossibile un calcolo realistico), 38mila guerriglieri talebani, 10mila militari afgani, 2.600 soldati Nato (e 20mila feriti e mutilati) e 1.800 contractors.

L’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) ha calcolato che i combattimenti in Afghanistan hanno provocato solo negli ultimi cinque anni 730mila sfollati, pari a una media di 400 al giorno.
Ad oggi sono ancora sfollate oltre 350mila persone.

Nonostante 40 miliardi di dollari di aiuti versati dalla comunità internazionale dal 2001 a oggi,
le condizioni di vita della popolazione afgana non solo non sono migliorate, ma sono peggiorate
rispetto all’inizio della guerra: la povertà assoluta è salita dal 23 al 36 per cento della popolazione, l’aspettativa di vita è scesa da 46 a 44 anni (Italia: 81 anni), la mortalità infantile è aumentata dal 147 al 149 per mille (Italia: 3 per mille), il tasso di alfabetizzazione è sceso dal 31 al 28 per cento (Italia:98 per cento).

Come denunciato da innumerevoli inchieste, rapporti ufficiali ed esperti del settore – non ultimo da Pino Arlacchi, vice presidente della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con l’Afghanistan – la quasi totalità degli aiuti internazionali è finita nelle tasche dei corrotti governanti di Kabul o è tornata indietro sotto forma di profitti alle aziende occidentali di sicurezza e consulenza e di stipendi degli operatori stranieri delle organizzazioni internazionali e delle Ong. Alla popolazione afgana sono arrivate solo le briciole.

Mare di mezzo

November 20, 2011 in

Barconi stracarichi sui sassi di Lampedusa. I pescatori di Mazara del Vallo raccontano perché,nonostante la legge, loro continueranno a ripescare ‘l’uomo in mare’

Salvati nelle acque di Lampedusa, fra gli scogli. L’ultimo barcone aveva centinaia di persone a bordo, tutti salvi. Poco prima nell’isola era arrivata una imbarcaziopne con oltre 840 persone a bordo, mentre a Tripoli un barcone è affondato vicino al porto, con decine di cadaveri in mare.

E’ il Mare di mezzo che attraversa chi scappa e chi cerca, come racconta uno dei reportage di E il Mensile. Le storie dei pescatori di Mazara del Vallo che si rifiutano di abbandonare i naufraghi in mare, così come chiederebbe loro la legge.

Reportage di Claudio Jampaglia, foto e video Samuele Pellecchia. Regia e montaggio Claudia Pozzoli.


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Manifesto Tsataan

November 20, 2011 in

Il Popolo delle renne si racconta

Di Gabriele Battaglia, regia e montaggio Claudia Pozzoli.

La storia di Louis

November 19, 2011 in

La storia di ‘Louis’, in fuga dalla Nigeria.

Intervista e immagini di Nicola Sessa, foto Gianluca Cecere, regia e montaggio Claudia Pozzoli. Prodotto da Peacereporter.

Hotel Mogadiscio

November 18, 2011 in

Roma, febbraio 2011. Dopo lo stupro di una giovane donna, l’”Hotel Mogadiscio” viene chiuso per sempre. Dal 2003 i locali dell’ex sede diplomatica somala erano diventati un luogo di rifugio per centinaia di migranti.

Reportage di Nicola Sessa, foto Gianluca Cecere, regia e montaggio Claudia Pozzoli. Prodotto da Peacereporter.

Décryptage Banlieue

November 18, 2011 in

Trailer

Cinque anni dopo le sommosse del 2005, il crogiuolo etnico, sociale e culturale delle banlieues continua a ribollire tra le promesse mancate, il rischio di nuove violenze e il desiderio di fuga di chi vi abita. ’Décryptage Banlieue’, documentario girato in estate nelle periferie parigine, è forse il primo tentativo di rappresentare una piccola parte dell’universo banlieue nella sua vita quotidiana: i quartieri di Bobigny, Villiers-Le-Bel, Saint Denis, Nanterre, La Courneuve furono teatro di scontri violenti con la polizia nel 2005 e nel 2007. Oggi finiscono sui grandi media nazionali solo se scoppia una nuova rivolta. Attraverso il racconto dei residenti della periferia popolare emergono le aspirazioni, la frustrazione, la rassegnazione, ma anche la fierezza e l’orgoglio di essere nati e cresciuti in luoghi che ‘temprano il carattere’. “Chi se la cava qui se la cava ovunque”, raccontano i giovani della banlieue. Eppure, come spiega uno dei maggiori sociologi francesi, Robert Castel, chi proviene dalla banlieue ha cinque volte meno probabilità di trovare lavoro, e la discriminazione, anche poliziesca, nei confronti di si chiama Mahmoud, Abdul o Ibrahim è sempre dietro l’angolo. “Ragazzi che possono diventare da un momento all’altro bombe viventi”, secondo la definizione di Mabrouck Rachedi, algerino, nato in banlieue e diventato scrittore di denuncia. La denuncia di uno Stato che non c’è: l’ambizioso progetto di Sarkozy lanciato all’indomani dei moti del 2005 ha fallito. Un miliardo di euro speso da allora non ha cambiato la condizione di emarginazione nella quale vivono gli immigrati di prima e seconda generazione. Tuttavia, squarciato il pregiudizio che la vuole violenta, disadattata o criminale, con ‘Décryptage Banlieue’ mostriamo una comunità come molte altre, composta da dj e rapper, da impiegati, imprenditori, consiglieri comunali, pugili, scrittori, studenti. Una comunità che compone in prima persona il mosaico della realtà in cui vive, con un unico rammarico: non poterlo ‘decriptare’ attraverso la lente della normalità. Anche per questo abbiamo cercato di dar loro voce. Una voce per una volta non coperta dal frastuono delle sirene.

Reportage e immagini di Luca Galassi, regia e montaggio Claudia Pozzoli, prodotto da Peacereporter.

Versione integrale 53′

The Empty House

November 18, 2011 in

Trailer

49′

Reportage di Nicola Sessa e Christian Elia, foto Gianluca Cecere, regia e montaggio Claudia Pozzoli.

Il documentario prodotto da PeaceReporter racconta il dramma delle persone scomparse durante la guerra in Kosovo, nel 1999, che si teme siano vittime di un traffico d’organi.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel 1984, votò una risoluzione che istituì laGiornata Mondiale delle Persone Scomparse, indicando nel 30 agosto la data per la sua celebrazione.

Nello specifico, la ricorrenza vuole tenere vivo il ricordo di tutti coloro che sono stati‘forzatamente’ sottratti alla loro vita, ai loro affetti. Tutti i conflitti moderni e i regimi dittatoriali si sono macchiati di omicidi e sequestri che, nel tentativo spesso vano di nascondere il crimine, si sono risolti con l’occultamento delle vittime.

Dall’Algeria a Cipro, dal Kosovo al Cile, dall’Argentina alla Bosnia, l’atlante delle crisi contemporanee si presenta come un puzzle al quale mancano tante, troppe tessere.
Elemento fondamentale per l’elaborazione del lutto, primo passo del reale superamento dello choc del conflitto, l’assenza di una risposta sulla sorte di un padre, un figlio, una madre, una moglie rende quello stesso conflitto infinito.

PeaceReporter, da sempre, si occupa di questo tema. Convinti che non ci sia pace senza giustizia, sia quella per i colpevoli di crimini terribili che per le famiglie – da anni – legate al trauma dell’assenza di un luogo dove piangere i propri cari.

Quest’anno PeaceReporter ha prodotto il documentario The Empty House, che racconta la storia delle persone scomparse in Kosovo durante il conflitto del 1999. Un lavoro che si concentra sul dubbio - che rende se possibile ancora più dolorosa la perdita – che alcune persone scomparse siano state vittime di un traffico di organi.

The Empty House racconta la storia di un’assenza, senza privilegiare la nazionalità di alcune vittime rispetto ad altre. Questo lavoro vuole essere una riflessione sull’assenza, sul vuoto doloroso che la scomparsa di una persona cara lascia nelle vite di chi lo ha amato. I protagonisti potrebbero essere di qualsiasi Paese del mondo che ha conosciuto il dramma delle persone scomparse.

La versione web di The Empty House è stata selezionata tra i finalisti del Prix du Webdocumentaire, organizzato da France24 e Rfi, nel contesto del festival di fotogiornalismo VISA POUR L’IMAGE di Perpignan.

 Versione integrale 49′

Tropico del Cancro

November 18, 2011 in

Un’isola vicino a Portorico, bellissima e contaminata. Per sessant’anni è stata usata dalla Marina statunitense come base navale, campo di addestramento e discarica per bombe e rifiuti tossici. Dal 2003 la popolazione si è liberata dei militari ma non del loro lascito.
Qui l’incidenza dei tumori è la più alta di tutte le Americhe.

Un reportage di Alessandro Grandi, foto Emiliano Larizza (Contrasto), regia e montaggio Claudia Pozzoli. Prodotto da Peacereporter e E il mensile.

Multikultifactory

November 18, 2011 in

Multikulti Factory is an experiment through which people can relate their experiences in blog form and suggest tools for pursuing the delicate art of coexistence.

Multikulti Factory tells the stories of people living their lives within the process of cultural and social change. These are the stories of the “New Europeans” trying to put down roots in a Europe whose soil, for many, is proving hard and impenetrable as iron.

Produced by Peacereporter and E il Mensile, directed by Nicola Sessa, photos by Gianluca Cecere, graphical project Germana Lavagna, illustrations Chiara Noseda, film editing by Claudia Pozzoli.

Multikultifactory

 

 

 

 

 

The Empty House webdoc

November 18, 2011 in

 

The Empty House webdoc

Before, during and after the Kosovo war – in 1999 – 1.800 people disappeared, right in a time when it was easy to die or to vanish into thin air. Pain, on the contrary, never disappears.

The Empty House is the story of broken lives, entangled in the fingers of those waiting for an answer, be it only a grave to weep on. This is the story of an absence. At one stage, terror added up to the desperation of families left without any information about their father, son, or brother.

When Carla Del Ponte, former prosecutor of the International Criminal Tribunal for the former Yugoslavia, published her book of memoirs – The Hunt – 500 people, mostly Serbians, had a suspicion on something that, at the time, could only be whispered, like a ghost story. The house, in northern Albania, where according to Belgrade Prosecutor’s office many people have been brought and stripped of their organs – then sold on the illegal international market – is still there. The Katuci family lives there.

There, a family tries to shield its tranquillity from the anguish of thousands of other families.

Produced by Peacereporter, directed by Nicola Sessa and Christian Elia, photos by Gianluca Cecere, executive production Angelo Miotto, film editing by Claudia Pozzoli, web design GAG.