Décryptage Banlieue

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Cinque anni dopo le sommosse del 2005, il crogiuolo etnico, sociale e culturale delle banlieues continua a ribollire tra le promesse mancate, il rischio di nuove violenze e il desiderio di fuga di chi vi abita. ’Décryptage Banlieue’, documentario girato in estate nelle periferie parigine, è forse il primo tentativo di rappresentare una piccola parte dell’universo banlieue nella sua vita quotidiana: i quartieri di Bobigny, Villiers-Le-Bel, Saint Denis, Nanterre, La Courneuve furono teatro di scontri violenti con la polizia nel 2005 e nel 2007. Oggi finiscono sui grandi media nazionali solo se scoppia una nuova rivolta. Attraverso il racconto dei residenti della periferia popolare emergono le aspirazioni, la frustrazione, la rassegnazione, ma anche la fierezza e l’orgoglio di essere nati e cresciuti in luoghi che ‘temprano il carattere’. “Chi se la cava qui se la cava ovunque”, raccontano i giovani della banlieue. Eppure, come spiega uno dei maggiori sociologi francesi, Robert Castel, chi proviene dalla banlieue ha cinque volte meno probabilità di trovare lavoro, e la discriminazione, anche poliziesca, nei confronti di si chiama Mahmoud, Abdul o Ibrahim è sempre dietro l’angolo. “Ragazzi che possono diventare da un momento all’altro bombe viventi”, secondo la definizione di Mabrouck Rachedi, algerino, nato in banlieue e diventato scrittore di denuncia. La denuncia di uno Stato che non c’è: l’ambizioso progetto di Sarkozy lanciato all’indomani dei moti del 2005 ha fallito. Un miliardo di euro speso da allora non ha cambiato la condizione di emarginazione nella quale vivono gli immigrati di prima e seconda generazione. Tuttavia, squarciato il pregiudizio che la vuole violenta, disadattata o criminale, con ‘Décryptage Banlieue’ mostriamo una comunità come molte altre, composta da dj e rapper, da impiegati, imprenditori, consiglieri comunali, pugili, scrittori, studenti. Una comunità che compone in prima persona il mosaico della realtà in cui vive, con un unico rammarico: non poterlo ‘decriptare’ attraverso la lente della normalità. Anche per questo abbiamo cercato di dar loro voce. Una voce per una volta non coperta dal frastuono delle sirene.

Reportage e immagini di Luca Galassi, regia e montaggio Claudia Pozzoli, prodotto da Peacereporter.

Versione integrale 53′