Cina: di contadini e di censura

CINA: di contadini e di censura

In Cina, la campagna ha beneficiato solo in parte del boom economico degli ultimi trent’anni. Anzi, i contadini privati delle terre per dare spazio alla speculazione edilizia, sono diventati mingong, migranti, la forza lavoro a basso costo che ha sostenuto quel boom senza trarne beneficio. Oggi, per porre rimedio alle tensioni sociali che scuotono il Paese, il governo cinese vuole investire nel mondo rurale, ma il modello che propone è sempre basato sullo sfruttamento intensivo del lavoro e sulla cementificazione del territorio. Così, per esempio, i villaggi dell’incantevole area dei monti Huangshan, che hanno ispirato per millenni pittori e calligrafi, sono via via trasformati in Disneyland per turisti, privati del tessuto sociale che li ha tenuti insieme per generazioni. La Comune di Bishan, nell’Anhui, prova a offrire un modello diverso, basato sull’incontro tra città e campagna e non sulla colonizzazione della seconda da parte della prima. È un esperimento che si richiama sia al pensiero anarchico sia alla tradizione rurale cinese. Il suo artefice è un intellettuale figlio di contadini che ha trovato il successo in città. Oggi torna alla vita contadina. Si chiama Ou Ning, e per promuovere il suo tentativo di “ricostruzione rurale” organizza due festival culturali in contemporanea proprio nelle campagne dell’Anhui.

Ci siamo andati sia come ospiti (con una videoinstallazione) sia come giornalisti a caccia di una buona storia: volevamo raccontare la Comune di Bishan, il suo tentativo di creare un’economia e un modello di sviluppo diverso da quello imposto dalla crescita a ogni costo. Ma ci siamo trovati a raccontare una storia diversa.

Di Gabriele Battaglia e Claudia Pozzoli, trasmesso da RSI, Retedue, Laser.